Paesaggio con teatri Evento  -  1997

Locandina

Una produzione Compagnia Teatro dell'Argine

11 testi del Novecento italiano in uno spettacolo d'ensemble realizzato con 25 attori nel Bosco del Parco della Resistenza di San Lazzaro

ideazione e direzione artistica: Salvatore Cardone

regia di Nicola Bonazzi, Micaela Casalboni, Pietro Floridia e Andrea Paolucci

in programma
DINO BUZZATI / I suggeritori - ACHILLE CAMPANILE / Minerale naturale
CARLO EMILIO GADDA / Il guerriero, l’amazzone e lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo
TOMMASO LANDOLFI / Il c.f. - GIORGIO MANGANELLI / I funerali del padre 
FILIPPO TOMMASO MARINETTI / Simultanina - ROBERTO MAZZUCCO / Come si dice
PIER MARIA ROSSO DI SAN SECONDO / Canicola - ALBERTO SAVINIO / Il suo nome
GIOVANNI VERGA / Caccia al lupo - Caccia alla volpe

9 /18 luglio 1997 - ore 21,30

Lo spettacolo

PAESAGGIO CON TEATRI va a concludere una ideale trilogia pensata come organico confronto con il repertorio e iniziata nell’estate ’95 con In groppa allo scarabeo, da Aristofane, e proseguita lo scorso anno con la realizzazione de’ La commedia degli errori e La dodicesima notte di William Shakespeare.

Con il terzo appuntamento il Teatro dell’Argine affronta il teatro del novecento italiano nei suoi aspetti più originali e forse più felici, ma anche tradizionalmente ignorati o dimenticati. Al di là della parabola pirandelliana si sviluppa infatti un lavoro di rinnovamento del linguaggio drammatico in senso non naturalistico, con cui il teatro italiano più recente ha fatto in realtà poco i conti. La ricerca del Teatro dell’Argine si è rivolta in particolare ad un repertorio di atti unici, pezzi brevi o brevissimi che, per la loro misura, hanno avuto immeritatamente ancor minor fortuna.

PAESAGGIO CON TEATRI è immaginato come un contenitore simultaneo dove un certo numero di questi pezzi viene presentato ogni sera a programmazione variabile. In una zona all’aperto, il Parco della Resistenza a San Lazzaro di Savena, vengono attrezzati cinque piccoli teatrini, con relativa platea, che si animano ora insieme, ora alternativamente. Gli spettatori scelgono di seguire questa o quella azione, muovendosi liberamente da un teatrino all’altro. All’inizio il pubblico viene guidato in un percorso preparatorio, un viaggio verso il teatro come “avventura colorata” (Savinio). Lasciato poi libero, ogni spettatore si muove all’interno del paesaggio, scegliendo da solo le tappe successive.

Gli atti unici

I SUGGERITORI di Dino Buzzati
Al culmine di un litigio con la propria fidanzata, Giovanni si blocca di colpo, perché non trova le parole giuste per offenderla e Buzzati gli viene incontro affiancandogli ben due suggeritori, pronti a tutto pur di imporgli il proprio copione. I suggeritori è uno scherzo scenico del ’60 “sulle nostre miserabili simulazioni quotidiane, che altro non sono che il corrispettivo ‘naturale’ della finzione teatrale” e oggi potremmo dire di quella televisiva. Troppo spesso ci si imbatte in battute imparate maldestramente a memoria, dette senza pensare o in risposta a domande non ascoltate. In teatro come nella vita.

ACQUA MINERALE di Achille Campanile
“Il signore gradisce acqua minerale?” - “Naturale !” Comincia così questo breve atto unico, con una coppia al ristorante alle prese con un cameriere molto zelante. Le frasi fatte, i luoghi comuni, le piccole situazioni di tutti i giorni, smontati e ricostruiti da Campanile in meccanismi comici perfetti, trovano una felice sintesi in questo breve testo, mai pubblicato e quasi mai rappresentato, in qualche modo esemplare di un autore che maneggia l’assurdo con inventiva gioiosa e senza schematismi.

Il C.F. di Tommaso Landolfi
Lei, colta, intelligente e dal sano spirito pratico, considera giunto il momento di convolare a giuste nozze; lui, affascinante, sfuggente, forse un po’ pedante, oppone a questa prospettiva una duplice insormontabile barriera: il labirinto di frasi elusive nelle quali è maestro e un innominabile handicap, il c. f. per l’appunto. Landolfi, impareggiabile scandagliatore d’anime, conduce questa trama, di per sé banale e già vista, su binari surreali e quasi assurdi, riecheggiando suggestioni dagli ermetici ma anche dai simbolisti, da Gogol’ come da Rabelais. E il c. f. diventa, da handicap fisico, sinonimo del malessere di un’intera generazione e, come tutte le malattie esistenziali, cela risvolti insieme comici e melanconici. Nato come racconto dialogato, viene qui messo in scena nella sua integrità e senza adattamenti.

IL FUNERALE DEL PADRE di Giorgio Manganelli
Questo brano, tratto dalla raccolta di dialoghi “A e B”, si presenta come un paradossale esercizio di stile sul fascino discreto della crudeltà e della ferocia, un inno all’aristocrazia della cattiveria, alla nobiltà elegante del gesto malvagio come unico antidoto al grigiore (soprattutto estetico) di un mondo di umili imbelli. Nietzsche e Ionesco vanno a braccetto in questo pamphlet filosofico travestito da commedia di conversazione, dove il funerale di un padre conteso da due figli tutt’altro che amorevoli (Freud docet) ,diventa pretesto per una funambolica divagazione sui temi della morte, della religione, del male.

SIMULTANINA di Tommaso Filippo Marinetti
Undici parti per tre soli attori: una soluzione che forse a Marinetti, inventore della simultaneità a teatro, non sarebbe dispiaciuta. Il prototipo della vita simultanea è lei, Simultanina, ennesima incarnazione della fanciulla ideale, donna-feticcio che vuole essere “dovunque tutto”. Intorno alla protagonista una schiera di pretendenti sono pronti ad impalmarla, al cospetto della paciosa Mamma Blù, dopo un lungo e faticoso viaggio, intrapreso senza spostarsi dal salotto di casa. Ci penserà l’aviatore dei trasporti funebri aerei a portarli via, in quel limbo di morte apparente dove abitano tutti i personaggi di fantasia, Il gioco finisce, svanisce il sogno, ma per poco, perché “Simultanina muore e rinasce ogni cinque minuti”.

COME SI DICE di Roberto Mazzucco
Con un gioco fecondo di virtuosismi di scrittura in questo breve pezzo datato 1961 Roberto Mazzucco mette in scena, in un trama fin troppo banale, una moglie leggera, un marito sospettoso, un fatuo amante che si inseguono e nascondono tra camere da letto e soggiorni, tra porte che si aprono e finestre che si chiudono, tra incomprensioni e rappacificazioni. Tutto “già visto”, tutto ”già fatto”. Proprio per questo Mazzucco decide di togliere ai personaggi le inutili battute costringendoli a recitare le didascalie, proprio quelle didascalie insulse ed improbabili con cui autori maldestri spesso pretendono di indicare agli attori il modo di dire ogni parola. Un risultato sorprendente, “istruttivo”, esilarante. Una sfida per attori e registi che in pochi hanno accettato.

CANICOLA di Pier Maria Rosso di San Secondo
Quasi un’istantanea che ferma una coppia, marito e moglie, sorpresa sul punto di un crollo nervoso in una sera d’afa canicolare nella casa di villeggiatura in una sperduta campagna. Un terzo personaggio, amico di lui e proprietario della casa che ospita la coppia, diventa suo malgrado e inaspettatamente elemento scatenante di ipocrisie e rancori che esplodono con folle violenza in un gioco grottesco di risentimenti, accuse e tradimenti. Più vicino a Strindberg che a una linea verista, con questo breve testo inspiegabilmente dimenticato, Rosso di San Secondo offre un condensato di tematiche teatrali “borghesi” portate ai limiti di un’espressività passionale e violenta che contagia lo stesso impianto drammaturgico solo all’apparenza realistico.

IL SUO NOME di Alberto Savinio
Nella platea di un teatro entra con passo deciso un signore distinto che, pur non avendo acquistato il biglietto, non fa nessun conto della maschera che lo insegue ansiosa. Ma quest’uomo non è un personaggio del sestetto pirandelliano, cui pure allude nel volto e nelle parole; né è l’attore di uno spettacolo teatrale dal codice moderno, anche se si dirige sicuro verso il palcoscenico; e neppure è uno spettatore, cui spetta per definizione acquistare il biglietto e sedersi compostamente in platea. Savinio indica il teatro come luogo dove tutto è meravigliosamente “risolto” e vi fa salire Lodovico che, malato di un’intelligenza troppo sottile per non essere dolorosa, non ha potuto evitare di diventare artista, cinico, meschino, esule. In un mondo “nel quale ti pare che tutto è niente” non resta che far rivivere - nel vero senso della parola - le figure del ricordo di una grande occasione mancata, e mancata, come tutte le grandi occasioni, per un motivo banale, perché il piacere di distruggere i propri capolavori è spesso più pressante che quello di crearli.

CACCIA AL LUPO e CACCIA ALLA VOLPE di Giovanni Verga
In questo breve “Bozzetto scenico”, come l’autore stesso lo definisce, Verga è riuscito non solo a tratteggiare molte delle tematiche e delle suggestioni di quell’ambiente sociale siciliano fatto di povera gente che combatte con la vita, che rappresenterà quel mondo di “vinti” descritto nelle sue opere maggiori, ma anche a condurre una più generale riflessione sul sottile confine tra realtà e finzione e sulla ambiguità sempre sottesa all’ agire dell’uomo.

IL GUERRIERO, L’AMAZZONE E LO SPIRITO DELLA POESIA NEL VERSO IMMORTALE DEL FOSCOLO di Carlo Emilio Gadda

 

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